Spinning Club Italia
Spinning Club Italia - sezione Brianza

diari di pesca e di vita...

LE EMOZIONI DELLA PESCA

Grande Lucio Battisti che cantava 
<< Parlar del piu' e del meno con un pescatore per ore ed ore  >>
.  ... << Tu chiamale se vuoi , emozioni. >> 

Parliamo un poco di emozioni: il sale della vita, la molla che ci spinge  a fare , a scegliere , insomma a vivere.
La pesca e’ per me una fonte inesauribile di emozioni , la mia valvola di sfogo, la pausa rigenerante, ma non sempre e’ facile trasmettere ad altri le motivazioni che stanno alla base delle nostre passioni. Non si tratta di convincere nessuno, ognuno ha i suoi interessi, fortunatamente molto variegati . Pero’ mi piace credere che si possa semplicemente far partecipi gli altri delle proprie emozioni e magari, perche’ no, coinvolgere qualcuno.
Tempo fa mi e’capitato di partecipare ad un corso di “Comunicazione” e una delle prove a cui ci si doveva sottoporre era parlare di fronte ad un pubblico di un argomento che  era stato individuato dall’ istruttore e dagli altri partecipanti come “non particolarmente interessante”. Praticamente l’istruttore parlando in separata sede con tutti i componenti del corso ,sceglieva ed assegnava ad ognuno un argomento che era considerato “palloso” dal resto della classe e il prescelto doveva intrattenere e cercare di coinvolgere gli altri, indovinate cosa mi e’ capitato  ? Ovviamente la pesca, considerata da tutti gli altri partecipanti quanto di piu’ noisoso esista sulla terra.
La pesca e’ per me estremamente coinvolgente ( secondo mia moglie anche troppo! ),  pero’ mi rendo conto che puo’ lasciare indifferenti  molte altre persone ( a me capita la stessa cosa con il calcio o con i giochi di societa’ ). Mi sono chiesto come presentare la cosa per cercare di catturare l’ attenzione e magari convincere qualcuno della bellezza e poesia della pesca. Ho deciso di buttarmi sulle emozioni, sui ricordi che restano fissati nella mente, trovando paralleli che convincessero anche i piu’ restii a vedere qualcosa di bello nel nostro amato hobby o comunque a riconsiderare in meglio  il loro paradigma. Per fare questo ho scartato a priori tutti i tecnicismi piu’ o meno esasperati, cercando invece di ripercorrere un poco la mia storia ricordando alcuni momenti che mi sono rimasti dentro e che ogni tanto rievoco con piacere; insomma le emozioni.

La prima cosa che mi e’ venuta in mente riguardava le mattinate passate in solitaria lungo le rive immersi nel silenzio e a volte nella nebbiolina, il sentirsi un poco persi, lontano da tutto , avere finalmente tempo e modo di pensare un poco ai fatti miei in santa pace ; in particolare mi ricordo una mattinata autunnale a Mandello sotto una pioggerellina leggerissima col lago liscio come l’ olio rotto dalle bollate dei cavedani, il silenzio era stato interrotto solo dal tipico fruscio del volo di alcuni cigni che mi hanno sorvolato in formazione a V.

Altro momento per me indimenticabile  e’ stato lo spavento che mi sono preso tempo fa sul Dezzo, bellissimo torrente del Bresciano: stavo risalendo silenziosamente la stretta gola in cui scorre il fiume a caccia di fario e scavalcato un grosso masso mi sono trovato faccia a faccia con un cerbiatto, per lo spavento ho urlato, ma il cerbiatto e’ rimasto tranquillo per un momento prima di sparire con calma nel bosco. Ricordo ancora il suo sguardo tranquillo e limpido.

C’e’ poi l’emozione e la contentezza del primo pesce importante, nel mio caso un luccio preso a spinning in maniera poco ortodossa: avevo 12 anni e pescavo scardole col pane sull’ Adda quando ho visto un’ombra tra le canne ed ho intuito che era un luccio. Stanco di fare passate su passate e gia’ riempito il carniere , ho montato sulla canna ( una 5 metri con filo dello 01,4 senza finale in acciao !!!! ) l ‘ unico cucchiaino che avevo, un martin del 9; lancio, recupero e vedo l’ ombra scattare, una botta pazzesca, una lotta furiosa finita bene solo per una serie di fortunate coincidenze: l’ ancoretta era a fior di labbra, avevo il guadino vicino ed il pesce non e’ entrato nel canneto. Era un  luccio di meno di 2 Kg, ma per me era un mostro, ricordo che sono tornato a casa allungando il tragitto per incontrare piu’ gente possibile e vantarmi della cattura. Si , lo so che 2 Kg di luccio non e’ un gran che, ma lo so oggi, ed oggi non lo porterei certo a casa, ma siete stati bambini anche voi e so che mi capite e poi parlo di piu’ di 30 anni fa, non si parlava di No Kill.

Anche ambienti non entusiasmanti possono a volte regalare emozioni, ricordo una uscita in cava tra amici. Tre ore passate a “macinare l ‘acqua” e poi all’ ultimo lancio non vado involontariamente a rampinare per la pinna dorsale un carpone da 16 Kg ? Tira e molla pazzesco per non lacerare la pinna, un sacco di gente che mi guarda, pochi per tifare e molti per “gufare”, poi la carpa che finisce nel guadino e dopo la pesata torna in acqua ..... insomma mi e’ toccato pagare da bere ad un sacco di gente...

Giusto l’ ultimo ricordo piu’ recente, 2 giorni in tenda sul lago Viola sopra Bormio pescando salmerini a mosca. Ricordo l’ alba , il tramonto, le battute scherzose, la grigliata ( solo carne ... ), il freddo della notte,  le sanguinerole nel sottoriva che impazzivano quando le trote erano in caccia, le mucche che ci hanno mangiato tutto il pane che ci eravamo portati  ( e’ vero e meno male che non era nel mio zaino...). Rivedo ancora i salmerini salire dal fondo cristallino puntando la mosca e sento ancora tutta la tensione del momento. Il tutto in un panorama mozzafiato.

Non ho parlato poi della prima grossa marmorata sul Brembo, il primo bass preso con i vermoni grazie ai consigli di Giorgio e Fabio , i temoli pinna blu dello Spol, i pighi over 2 Kg presi nei correntoni di Brivio con  l’erba, i barbi pazzeschi che giravano sotto la diga di Olginate, le cheppie frenetiche del Taro, le legioni di strisce del Trebbia, le enormi savette che c’erano in un canale sotto Mantova, i persici e gli agoni del lago, il mio primo siluro preso sul Taro tirando a cheppie, le prime uscite a mosca in Valtellina con le serate in cui il pesce sembra bollare su tutto o  le giornate autunnali in cui la ninfa sembra fatata, le iridee a spinning del Lago Palu’, alcune giornate epiche passate sul Lambro pescando cavedani col Real Winner del 5 con l ‘amico Tiziano ( ex ns socio ), una zuffa con un cigno finita con una canna rotta ( aveva ragione lui... ero io che volevo passare ttoppo vicino al nido ).

Beh, non ci crederete ma alla fine della  mia esposizione , piu’ della meta’ dei partecipanti si e’ detta stupita del fatto che la pesca possa regalare questi  momenti, ed alcuni addirittura si sono detti pentiti di aver sempre pensato alla pesca come da icona classica: uno sport da pensionati, noioso e senza emozioni, addirittura un paio mi hanno poi chiesto come fare per iniziare a pescare.

Tutto cio’ anche per dire che se vogliamo salvare il nostro hobby e magari attrarre  le giovani leve dobbiamo imparare a coinvolgere gli altri , trasmettere qualcosa , far capire come specialmente oggi il vero pescatore sia amico della natura, senza integralismi tipo 100% No Kill, ma col massimo rispetto dell’ ambiente, flora e fauna. Smettiamola una volta per tutte con le nostre stupide lotte suicide tra praticanti di diverse tecniche: mosca e spinning sono senza dubbio le piu’ rispettose della salute dei nostri amici, ma ci si puo’ arrivare anche dopo un percorso che passi anche dalla passata classica e magari dal trattenere qualche pesce.

Chiudo questa “tirata” inviando qualche foto del lago Viola ( purtroppo per quanto riguarda gli altri momenti non ho alcuna documentazione digitale ),  e vi invito anche a leggere il libro di Mario Albertarelli  “L’ amo e la lenza” scaricabile gratuitamente da questo sito, ne vale la pena: e’ emozione pura.

http://www.marioalbertarelli.org  x libro ( PDF ... attenzione 267 pagine!) 


Come' dura la salita

vacche golose ed il lago

Una fario ruspante

Pausa pranzo

I colori del salmerino alpino

Alba sul lago Viola a 2400 metri

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