Spinning Club Italia
Spinning Club Italia - sezione Brianza

diari di pesca e di vita...

1. Così cominciò l'insana passione

Inizi degli anni '60, ... avendo passato l'inverno più a casa che a scuola fu il medico del paese a consigliare ai miei di mandarmi per l'estate in un luogo fresco ma con molto sole: Riva del Garda.
29 Giugno .. partenza con la corriera dell'Autostradale da piazza Castello, già il termine corriera evocava in me un viaggio verso un paese sconosciuto e carico di promesse.
Bastarono pochi minuti per capire che aria tirava, la solita, gli altri ragazzini non mi degnavano molto della loro compagnia, vista la mia magrezza ero un "bocia" poco utile in una banda o in una partita a pallone, così feci amicizia con un gruppetto che subiva la stessa sorte e si trovava alla Rocca per pescare sotto lo sguardo attento dei parenti.
Digiuno di pesca e con pochi soldi, la vacanza era un grosso impegno economico per una famiglia di operai, mi limitavo ad assistere alla pesca.

La cosa non passò inosservata a mia zia Bea che si fece promotrice dell'acquisto di una canna in tre pezzi di bambù con un piccolo mulinello a tamburo che serviva solo ad allungare la lenza.

Un galleggiante tipo ravanello rosso, 10 mt. di filo del 0.30(!) qualche grosso pallino di piombo e tre ancorine alquanto grosse completavano l'attrezzatura.
Si perchè la zia Bea era andata nell'unico negozio e alla domanda "per che tipo di pesca" aveva risposto quello che aveva appena comperato quel ragazzino lì ... si trattava del più "bracconiere" del gruppo che si cimentava nell'arte dello "strappo". 

Ovvio che il gallegiante non serviva e la mollica di pane stava sù che era una meraviglia.. ma di abboccate neanche l'ombra...
Si ritorna nel negozio con il sottoscritto in lacrime.. gli altri prendevano e io no senza capire il perchè!
Forse è da lì che un senso di inadeguatezza e di sfortuna cominciò ad aleggiare portandomi più avanti a tifare per l'Inter... ma questa è un'altra storia.
Comunque il commesso mi tiene un corso lampo sulla pesca .. e con qualche 50 lire in meno ritorno alla Rocca con amini del 18 già montati e una scatolina di cagnotti.
Successo immediato!
Una decina di pescetti vengono impanati e fritti, più lische che polpa... ma ero al settimo cielo e nei miei pensieri di ragazzino di dieci anni da quel giorno potevo contribuire al desco famigliare!
Il guaio era che prendevo solo pesci lunghi al massimo 10 centimetri. 
Vedevo passare delle prede molto più grosse ...  e loro vedevano benissimo la poca raffinatezza della mia montatura.
Nel frattempo era arrivato agosto e gli altri famigliari.
Mio fratello Peppino capì subito, osservando altri pescatori, che il trucco stava nel non far vedere l'inganno.
Altro giro in negozio e con soldi freschi di stipendio si comperano fili sottili (0.18), galleggianti a pera, piombini piccoli.. e bigattini.
Il risultato non si fece attendere, Peppino intuì che i pesci grossi stavano dietro una corona di alghe e rischiando tutto quello che avevamo aveva lanciato proprio lì... l'acqua allora era trasparente e vedevo il bigattino scendere e scomparire, dopo pochi secondi il galleggiante partiva verso l'abisso.
Una scardola da mezzo chilo aveva abboccato. Con paura che il filo si rompesse vedevo mio fratello issare il mostro. Incredibile .. altre scardole seguono la prima...
Peppino posa la lenza nel posto buono e mi passa la canna .. passano minuti lunghi solo pochi istanti, il galleggiante fa delle piccole onde.. stai attento sta mangiando.. sussura mio fratello.. il battito del cuore mi rimbomba nelle orecchie per poi fermarsi quando il galleggiante parte verso il fondo.
Una forza viva scuote la canna, non riesco ad alzarla, mi tremano le mani, non respiro, il Pep mi aiuta ed eccolo lì ai miei piedi il mio vero primo pesce!
Si passa dal commesso del negozio per ringraziarlo dei consigli, far vedere le prede e a comperare il necessario per la mattina dopo.
Abitudine ripetuta spesso anche quando non si pescava per la pioggia.
Il commesso prendendoci in simpatia ci dispensa consigli e storie di pesca che a noi due poveri milanesi sembravano le avventure del Capitano Acab che voleva catturare Moby Dick.
La vacanza finisce, si torna a casa con la canna di bambù, subito impiegata nel laghetto che c'era una volta nei boschi di Cesate: pesci gatto e qualche piccola carpa vengono tirati a riva.
Vengo paragonato al mitico "Carletto ciapapes" che durante l'ultima guerra riforniva di pesci e rane le famiglie del cortile dove abitavo.
Pescare nel Canale Villoresi è un'altra storia. Intanto l'attrezzatura era inadeguata: acqua molto alta e corrente veloce. Finora avevamo pescato in acque ferme.
Bisogna aspettare "la sucia" ovvero quando due volte l'anno il canale viene svuotato completamente. Aspettare che l'acqua sia alta solo un metro e meno veloce per fare la passata, anche se basterebbe aspettare pochi giorni e con l'asciutta completa raccogliere i pesci con le mani nelle pozze.
Tuttora per me è inspiegabile come si possa lasciare che centinaia di quintali di pesci siano fatti  morire, quando basterebbe lasciare un metro d'acqua per rendere questo canale un posto dove poter pescare tutto l'anno ...