diari di
pesca e di vita...
2. La
prima
"bolognese"
Era ritornata
l'estate ed ero impaziente di ritornare a Riva del Garda.
Ora sapevo cosa mi aspettava. Una sfida continua. Bisognava fare il
salto di qualità.
Ne parliamo per tutto
l'inverno
e la primavera: occore una canna con mulinello decenti.
Non ci sono
negozi da pesca a Senago e quindi aspettiamo di andare dal nostro amico
commesso... che non c'è più...
La voglia è tanta e ci affidiamo al nuovo commesso, mio
fratello Peppino
investe non pochi soldi in una canna, che il venditore definisce una
bellissima bolognese trasformabile anche in "canna da lancio".
In
realtà scopriamo molto tempo dopo trattasi di un set
multipezzo in bambù esagonale commercializzato dalla Carson
.. con i passanti
a
spirale .. una canna da mosca! Il manico si
può girare ed avere il portamulinelo alla base...
Ma
abbinata a un mulinello Niagara caricato con 100 mt. del
0.20 ci permette di arrivare lontano.
I pesci più grossi non
sempre sono lontani ma a Riva del
Garda
c'è, tuttora in funzione, una magnifica centrale elettrica
che
con
una serie di poderose tubature prende l'acqua dal lago di Ledro e la manda nel Garda.
L'acqua esce con forza dalle bocche di scarico e turbinando porta fuori
cibo per i pesci.
Non pesci qualsiasi ma le famose avole.
Amettiera
con 10 ami, galleggiante rosso/bianco modello boa e 5 grammi
di piombo sotto!
Si mette in corrente e si lascia uscire al largo. Nel frattempo il
galleggiante sobbalza come un disperato. Si recupera.
Più alborelle si sono agganciate da sole nella frenesia di
riempirsi la pancia, anche 4 o 5 alla volta!
L'abbondanza è tale da riempire dei secchi! A casa la signora, che ci affittava le camere, le mette sotto aceto a
strati preparadole "in carpione" per Natale.
Alla prima magica "bolognese" ne segue una uguale .. e i secchi si
riempiono più velocemente.
Il lago, il sole e l'odore degli oleandri in fiore rendevano
Riva del
Garda più bella che mai.
Un'estate indimenticabile .. anche perchè scoprii i
"predatori".
Un paio di volte mentre si recuperavano le avole una trazione
fortissima veniva esercitata sul filo sino a romperlo con grande
sconcerto mio e di mio fratello.
Gli altri pescatori, più esperti, ci dicevano che un
cavedanone o
un luccio si era fiondato sulle nostre avole vedendole in
difficoltà.
Ma l'idea venne quando, dopo il solito recupero, lasciai in
acque calme le prede agganciate. I loro tentativi di liberasi
attirarono un bel persico che si avventò su di loro e rimase
miracolosamente agganciato.
Finite le ferie tornai
a casa a Senago con un pensiero fisso .. quei pesci zebrati e
odorosi sarebbero stati le mie successive prede!
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