diari di
pesca e di vita...
4. Ottone
e
... luce
Era cominciata un'altra era per la
pesca.
La cattura mi aveva esaltato. Anche Peppino aveva provato nei giorni
successivi e un paio di persici erano stati agganciati ma il pesce
più grosso restava il mio..
Il problema è che non c'era nessuno che a Riva del Garda
pescasse
così, anzi gli altri pescatori di arborelle ci schernivano
un
pò: "sarà mica una pesca seria quella
lì.. è
casuale, ne prendi uno ... alla settimana!, noi nel frattempo 10 kg di
avole!"
Il
consiglio del
commesso del negozio di recuperare piano per stare sul fondo l'esca
metallica ... ci pareva una
furbata per farci perdere il cucchiaino e vendercene altri!
Il lancio era corto, il recupero era a "macchina" e veloce per non
perdere l'artificiale nelle alghe, dopo tutto costava come 5
amettiere.. dopo qualche giorno a non prendere niente.. si torna alle
arborelle.
Avevano aperto un'altro negozio di
pesca e in
vetrina c'era una bella canna in colon da 4 metri e mezzo.
La vacanza
stava
finendo e Peppino fatti i conti di quanti
soldi rimanevano
per quell'estate aveva realizzato che forse si poteva
comperare.
Aveva dei prezzi più bassi ed era un vero e solo negozio di
pesca, non come l'altro che vendeva di tutto ai turisti.
L'acquisto fu
sofferto anche perchè con un cannone simile i piccoli
Niagara
non
potevano essere abbinati.. e quindi occorreva anche un mulinello
all'altezza.

Un
Mitchell 350 con ben due bobine venne propagandato come
un prodigio della tecnica.
Ora il Pep poteva competere con gli altri
pescatori.. e fu subito record, ma non alla Centrale ma di fronte a
Punta Lido.
Con il cannone si poteva arrivare
lontano anche
senza la corrente della Centrale.
Un cavedano di almeno 1 kg e passa
impegnò il Pep per un quarto d'ora e più, ma il
nuovo
mulinello caricato con un Platil 0.18 in bobina fece il suo lavoro, e
così
anche lui aveva il suo mostro da far vedere.
Mancavano quattro giorni
alla fine
della vacanza,
non potevo aspettare un anno per pescare qualcos'altro con il
cucchiaino, dovevo riprovare l'emozione, ero in astinenza da
cattura e non lo sapevo!
Che fare? I cucchiaini comperati non davano risultati e allora.. frigna
un pò con la mamma che ti scuce le ultime 100 lire di
nascosto..
vai al negozio nuovo e chiedi al padrone se anche lui ha i
"cucchiaini", gli racconto del persico e del fatto che poi praticamente
più niente...
il padrone tira fuori due pezzi pesantissimi
e sfacettati, uno cromato e uno color ottone,
lucidissimi,
con ben due ancorine... me li vende un pò sottobanco
.. dice che vogliono vietarli ... ma tant'è la
voglia .. e poi non si è mai visto un guardiapesca ...
Al primo sole della mattina
successiva vado dopo
la Centrale, dove la costa cade a picco e senza alghe, calo in
verticale
e faccio un movimento su e giù come mi aveva detto
il
negoziante.
Vedo l'artificiale mandare lampi da tutte le parti.
Mi accorgo che se lego il filo vicino alla parte
più pesante quando scende si capovolge e se
fermo si ricapovolge aumentandone lo sfarfallio.
Non sono molto
convinto della faccenda ma insisto spostandomi sul sentiero,
è
come una piccola traina con movimenti un pò sincopati..
quelli
che incontro mi guardano strano pensano che stia giocando... altro che gioco!
Una strappata forte come quella della prima volta, ma
questa volta sono preparato e viene su in fretta. Un bel persico.
Alè!
Riprova avanti e indietro... e un'altro va
nel
retino... poi basta.
Torno a casa e al Pep, che ancora si gloriava del
cavedanone, gli viene quasi un colpo.. il giorno dopo ne
prende
uno anche lui..
Anche per quest'anno è
finita la vacanza.
Si torna a Senago... con l'idea di andare a pesca seriamente, facendo
la licenza .. e magari andare a pesca con un cugino che aveva comperato la prima automobile del cortile dove abitavo...
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